Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sono alle porte, e a tal proposito ho deciso di pubblicare questa bellissima riflessione sull’Europa di Don Rocco D’Ambrosio, che costituisce l’editoriale del numero di Marzo del periodico di cultura e politica “Cercasi un fine”.

 

Da “Cercasi un Fine” n. 38, marzo 2009 – l’Europa

Andremo a votare alle elezioni europee, ancora una volta, con uno sguardo troppo concentrato sulla situazione italiana. Purtroppo. Ennesimo segno di un popolo democraticamente immaturo e di una classe politica miope e ripiegata su di sé, in affari e malaffari. Dell’Europa, nel sentire comune, finora, son passate poche cose: l’euro, spesso erroneamente maledetto perché ritenuto responsabile del carovita (dimenticando che il caro-euro è responsabilità del precedente governo Berlusconi che non ha operato i controlli necessari per contenere gli abusi, come è stato fatto altrove) e i finanziamenti europei, spesso selva oscura in cui solo pochi sanno inoltrarsi (siamo ancora tra quelli che non utilizzano al meglio le risorse europee).

Ma l’Europa è ben di più. E’ il sacrificio di tanti fondatori, uomini e donne di diverse culture e religioni, che hanno creduto in una casa comune. E’ lo sforzo di rinvigorire radici comuni, religiose e non, per assicurare pace, prosperità e sicurezza a tanti popoli. E’ volontà di conoscere, dialogare, camminare insieme e considerare la diversità come arricchimento. E’ guardare al mondo intero non per dominarlo, ma per aiutarlo ad essere sempre più casa per tutti, specie per gli ultimi e i poveri.

L’Europa è qualcosa che ci interessa da vicino, più di quello che le corte vedute burocratiche o il teatrino politico nazionale ci fanno credere. Ci sta a cuore che i nostri giovani imparino l’inglese e le altre lingue, che viaggino, studino e lavorino sempre più all’estero, non per abbandonare l’Italia, ma per ritornarci e contribuire seriamente al suo sviluppo. L’Europa è una risorsa per tutti, anche per il nostro sud. Non aiutano lo scontro di civiltà, le nuove crociate per le radici cristiane, l’alzare muri e barriere, specie verso coloro che vengono dal sud del mondo. E per fare tutto ciò abbiamo sempre più di riflettere su quanto la vita sociale, politica e culturale europea appartenga a tutti gli uomini e donne che vivono in Europa, provenienti da etnie, fedi religiose e culture, diverse tra loro, ma che nella Costituzione europea possono e devono ritrovarsi, facendo derivare, da questi, le risposte alle tante emergenze attuali. “Se un giorno – scriveva Jacques Maritain – dovrà stabilirsi tra i popoli uno stato di pace che meriti davvero questo nome e che sia valido e durevole, ciò non dipenderà soltanto dalle trattative politiche, economiche e finanziarie e neppure dipenderà soltanto dall’edificazione giuridica di un organismo coordinatore veramente sopra-nazionale, ma anche dall’adesione profonda che si sarà ottenuta nella coscienza degli uomini”.

Per noi cristiani la fedeltà alla missione di annunciare il Regno, la collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per realizzare un umanesimo integrale, come insegnava Jacques Maritain, ci portano a riferirci alle “radici cristiane” dell’Europa, come, innanzitutto, un riconoscere, dal punto di vista storico, quanto e come il Cristianesimo abbia fecondato le culture e le prassi europee; ma è anche, dal punto di vista di impegno attuale, un monito alle Chiese e ai singoli cristiani a rafforzare la propria testimonianza perché il Vangelo sia sempre lievito nella massa della comune casa europea. “Il lavoro del cristiano nella storia – scriveva ancora Maritain nel 1957 – non ha come scopo di instaurare il mondo in una condizione da cui siano scomparsi ogni male e ogni ingiustizia, ma è di mantenere e di aumentare nel mondo la tensione interna e il movimento di lenta e dolorosa liberazione, dovuti alle invisibili potenze di verità e di giustizia, di bontà, di amore in attività nella massa che si muove in senso opposto a loro. Questo lavoro non può essere vano, e darà certamente il suo frutto”.