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	<title>Chronically Under Construction</title>
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		<title>Chronically Under Construction</title>
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		<title>Deficit morale nella ricerca di doppi incarichi &#8211; Rocco D&#8217;Ambrosio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 20:56:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da &#8220;Corriere della Sera &#8211; CdM&#8221; del 25 agosto 2009, p. 3
Di Rocco D&#8217;Ambrosio, docente di etica politica, FTP di Bari e PUG di Roma
Si colleziona di tutto, nel mondo. Da queste parti (e non solo) anche gli incarichi politici e istituzionali. Spettacolo, non tra i migliori, vede la stessa persona ricoprire più cariche, oppure, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=152&subd=democraticaele&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.cercasiunfine.it/forum%20-%20pdf%20-%20Deficit%20morale%20nella%20ricerca%20di%20doppi%20incarichi.pdf">Da &#8220;Corriere della Sera &#8211; CdM&#8221; del 25 agosto 2009, p. 3</a></p>
<p>Di Rocco D&#8217;Ambrosio, docente di etica politica, FTP di Bari e PUG di Roma</p>
<p>Si colleziona di tutto, nel mondo. Da queste parti (e non solo) anche gli incarichi politici e istituzionali. Spettacolo, non tra i migliori, vede la stessa persona ricoprire più cariche, oppure, aspirare a ricoprirne diverse. Vorrei dire, in primis, qualcosa dalla parte dei cittadini. In una democrazia matura (cosa che l’Italia non è) si distinguono rigidamente gli incarichi di partito da quelli istituzionali, per il semplice e significativo fatto che gli elettori hanno scelto una persona come sindaco, consigliere (magari poi assessore), presidente di un’autonomia locale, perché svolga quel mandato interamente, senza parteggiare, nel rispetto dell’istituzione che presiede e a servizio del bene comune. Gli elettori non eleggono un sindaco o presidente perché sia di mattina a capo dell’istituzione e di pomeriggio coinvolto nel gioco e nello scontro delle parti. Con tanto di dubbi su come sia possibile far bene, ad un tempo, il parlamentare, il sindaco, il consigliere, l’assessore, il presidente di un autonomia locale, il dirigente di partito e via discorrendo. E’ saggezza ricordare che bisogna assolvere ad un compito alla volta e bene; del resto l’attivismo e il protagonismo non hanno fatto mai bene a nessuno. Ma la saggezza non è di casa tra alcuni politici, di destra quanto di sinistra. Non a caso il fenomeno dei molti incarichi è trasversale, come altri fenomeni negativi: corruzione, difesa degli alti compensi, consociativismo, conflitti di interesse, delegittimazione politica e sociale delle istituzioni. In quest’ottica bisogna ricercare la causa non tanto in leggi e regolamenti (comunque da migliorare), ma in un deficit morale e professionale dell’attuale classe dirigente. Alcuni sintomi molto diffusi lo confermano: per esempio il vivere il potere in maniera esclusiva e poco collaborativa oppure il caricarlo di forti contenuti narcisistici e autoreferenziali. Non sfugge che sono in tanti oggi ad iniziare un impegno politico o istituzionale senza possedere un minimo di formazione etica e tecnica. La storia dei due maggiori partiti italiani (la DC e il PCI) mostra, con dati incontestabili, che i loro leader più formati erano quelli che non confondevano mai le istituzioni con il partito.</p>
<p>La carenza formativa trasforma oggi un po’ tutti i partiti in feudi di potere, dove si lotta all’ultimo sangue per occupare e conservare poltrone. Infatti, a livello nazionale come a livello locale, molte volte, si fa di tutto per vincere: si chiude un occhio su programmi e principi etici, si accolgono transfughi e camaleonti dell’ultima ora, si rimandano i nodi fondamentali al dopo, si acuisce la conflittualità con ogni mezzo (specie calunnie e minacce), si mina l’unità interna, si sprizza spocchia e cinismo, ci si crede indispensabili “salvatori della Patria” tanto da creare liste, movimenti e partiti ad ogni piè sospinto. Naturalmente fatte salve le pochissime e nobili eccezioni. Una storia che si sta ripetendo fin troppo; mentre cresce, nella gente perbene una nostalgia di figure che volano alto, per maturità, moralità e capacità tecnica. Vale ancora oggi l’esortazione di Moro, scritta nel 1944: “Ora dobbiamo percorrere una lunga e difficile strada: dobbiamo appunto ricostruire … Chi ha da fare della politica attiva, la faccia, con la stessa semplicità di cuore con la quale si fa ogni lavoro quotidiano … E nessuno pretenda di fare più o meglio di questo. Perché questo è veramente amare la Patria e l’umanità”.</p>
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		<title>La Repubblica.it &#8211; Dieci nuove domande a Silvio Berlusconi » Condividi il video sul tuo sito o blog</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 10:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>democraticaele</dc:creator>
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     more about &#34;La Repubblica.it &#8211; Dieci nuove domand&#8230;&#34;, posted with vodpod  

Pubblichiamo in massa le 10 domande di repubblica e sottoscriviamo l&#8217;Appello dei 3 Giuristi.
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<div style="font-size:10px;">     more about &quot;<a href="http://vodpod.com/watch/1813450-la-repubblica-it-dieci-nuove-domande-a-silvio-berlusconi?pod=eleb">La Repubblica.it &#8211; Dieci nuove domand&#8230;</a>&quot;, posted with <a href="http://vodpod.com?r=wp">vodpod</a>  </div>
<p></span></p>
<p>Pubblichiamo in massa le 10 domande di repubblica e sottoscriviamo l&#8217;<a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&amp;idappello=391107" target="_blank">Appello dei 3 Giuristi</a>.</p>
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		<title>Sciopero</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 11:08:56 +0000</pubDate>
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	</item>
		<item>
		<title>A Cassano delle Murge (BA) un&#8217;iniziativa da non perdere, organizzata dall&#8217;associazione &#8220;Cercasi un fine&#8221;</title>
		<link>http://democraticaele.wordpress.com/2009/05/18/a-cassano-delle-murge-ba-uniniziativa-da-non-perdere/</link>
		<comments>http://democraticaele.wordpress.com/2009/05/18/a-cassano-delle-murge-ba-uniniziativa-da-non-perdere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 May 2009 22:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>democraticaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Cassano delle Murge]]></category>
		<category><![CDATA[Cercasi un fine]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziativa]]></category>
		<category><![CDATA[La Malpolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[Da &#8220;Cercasi un fine&#8221;

Posted in Italia Tagged: Cassano delle Murge, Cercasi un fine, Iniziativa, La Malpolitica      <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=122&subd=democraticaele&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da <a href="http://www.cercasiunfine.it/" target="_blank">&#8220;Cercasi un fine&#8221;</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-135" title="invito_malpolitica3" src="http://democraticaele.files.wordpress.com/2009/05/invito_malpolitica32.jpg?w=518&#038;h=367" alt="invito_malpolitica3" width="518" height="367" /></p>
Posted in Italia Tagged: Cassano delle Murge, Cercasi un fine, Iniziativa, La Malpolitica <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/democraticaele.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/democraticaele.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/democraticaele.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/democraticaele.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/democraticaele.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/democraticaele.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/democraticaele.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/democraticaele.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/democraticaele.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/democraticaele.wordpress.com/122/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=122&subd=democraticaele&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Chi canta fuori dal coro è comunista &#8211; EUGENIO SCALFARI</title>
		<link>http://democraticaele.wordpress.com/2009/04/19/chi-canta-fuori-dal-coro-e-comunista-eugenio-scalfari/</link>
		<comments>http://democraticaele.wordpress.com/2009/04/19/chi-canta-fuori-dal-coro-e-comunista-eugenio-scalfari/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 09:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>democraticaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://democraticaele.wordpress.com/?p=107</guid>
		<description><![CDATA[Da &#8220;La Repubblica&#8221; del 19 Aprile 2009
Non si può non cominciare con le nomine alla Rai. Gli altri giornali minimizzano con l&#8217;aria di dire che si è sempre fatto così: la Rai è proprietà del governo e quindi è il governo che ha il potere di decidere trasmettendo le sue indicazioni all&#8217;obbediente maggioranza del Consiglio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=107&subd=democraticaele&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/editoriale-19apr/editoriale-19apr.html" target="_blank">&#8220;La Repubblica&#8221; del 19 Aprile 2009</a></p>
<p style="text-align:justify;">Non si può non cominciare con le nomine alla Rai. Gli altri giornali minimizzano con l&#8217;aria di dire che si è sempre fatto così: la Rai è proprietà del governo e quindi è il governo che ha il potere di decidere trasmettendo le sue indicazioni all&#8217;obbediente maggioranza del Consiglio d&#8217;amministrazione.<br />
E&#8217; vero, sostanzialmente è sempre stato così ma con qualche differenza di non poco conto. La prima differenza è questa: nessun governo, tranne quelli guidati da Silvio Berlusconi, ha mai avuto a sua disposizione le televisioni commerciali, cioè l&#8217;altra metà del cielo televisivo. Il fatto che l&#8217;attuale presidente del Consiglio abbia a sua completa mercé la propria azienda televisiva privata e l&#8217;intera azienda pubblica (salvo la riserva indiana di Raitre finché durerà) configura quindi una situazione che non ha riscontro in nessuna democrazia del mondo. Non so se sia vero che le nomine siano state decise l&#8217;altra sera nella riunione di tre ore nell&#8217;abitazione romana del premier. E&#8217; certo comunque che i nomi proposti dal direttore generale Masi saranno ratificati senza fiatare dal Cda della Rai di mercoledì prossimo e saranno tutti &#8220;famigli&#8221; di Berlusconi, provenienti dalle sue televisioni private o dai suoi giornali o pescati tra le giovani speranze già inserite nell&#8217;accogliente acquario dell&#8217;azienda pubblica, collaudati custodi del credo berlusconiano nel circuito mediatico.<span id="more-107"></span><br />
Non ci sarà purtroppo una sola persona che abbia mai mostrato un barlume d&#8217;indipendenza, un soprassalto di dignità professionale, un dubbio sull&#8217;assoluta verità predicata dal Capo.<br />
Questo è lo scandalo, questa è la vergogna, alla quale quel poco di cosiddetta indipendenza che ancora esiste nella stampa italiana si sta ormai adattando per assuefazione esprimendo tutt&#8217;al più qualche sommesso brontolio subito seguito da rimbrotti all&#8217;opposizione, colpevole di ideologismo e di conservatorismo.<br />
Il quadro è desolante. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il controllo dei &#8220;media&#8221; non serve soltanto a procacciar voti ma soprattutto a trasformare l&#8217;antropologia d&#8217;una nazione. Ed è questa trasformazione che ha imbarbarito la nostra società, l&#8217;ha de-costruita, de-politicizzata, frantumata, resa sensibile soltanto a precarie emozioni e insensibile alla logica e alla razionalità.<br />
Chi non è d&#8217;accordo è comunista. E firme di intellettuali o sedicenti tali accreditano questo scempio culturale e questa menzogna.<br />
Dedicherò dunque al predetto scempio il seguito del mio ragionamento.<br />
* * *<br />
Quindici anni fa partecipai alla presentazione di un libro di Achille Occhetto al circolo della stampa estera a Roma, in quell&#8217;occasione il corrispondente di un giornale tedesco mi domandò che fine avrebbero fatto i comunisti dopo che il Pci aveva buttato alle ortiche il suo nome e la sua ideologia.<br />
Risposi che i comunisti dovevano morire e così i loro figli e nipoti fino alla settima generazione. Solo quando fossero tutti fisicamente estinti sarebbe cessata la polemica nei loro confronti. Infatti è quanto è avvenuto e sta ancora avvenendo e poiché siamo ancora lontani dalla settima generazione l&#8217;anatema contro di loro continua e continuerà per un bel pezzo. Non è soltanto il tema prediletto dal nostro premier e dai Bonaiuti di turno, è anche diventato il piatto forte di molti belli ingegni transumanti che all&#8217;ombra del revisionismo sono passati dall&#8217;anticomunismo di &#8220;Lotta continua&#8221; e di &#8220;Potere operaio&#8221; all&#8217;anticomunismo di destra. Per loro ormai i comunisti sono diventati un&#8217;ossessione, ne vedono la presenza ovunque, alimentano i loro incubi e le loro farneticazioni e ai comunisti attribuiscono tutti i mali antichi, recenti, attuali e futuri che affliggono la politica italiana.<br />
I comunisti. Il Partito comunista italiano. La sinistra italiana. Sono ancora tra noi. Non sono affatto scomparsi. Non sono estinti. Non sono stati rinnegati. Finché questo lavacro definitivo non sarà compiuto l&#8217;Italia sarà in pericolo e con essa anche la democrazia.<br />
Ne ha fatto le spese l&#8217;ultimo libro di Aldo Schiavone il quale ha risposto al mitragliamento di cui era bersaglio con un articolo su &#8220;Repubblica&#8221; di qualche giorno fa. Con pungente ironia Schiavone domandava ai suoi interlocutori: che cosa volete che faccia? Debbo suicidarmi? Vi contentereste invece se promovessi un salmodiante corteo di pentiti che percorrano le strade d&#8217;Italia autoflagellandosi e invocando perdono per il peccato d&#8217;essere stati nel Pci?<br />
La risposta non è ancora arrivata ma sarà sicuramente quella da me anticipata nel 1994, all&#8217;alba della stella berlusconiana: dovete morire fino alla settima generazione. Caro Aldo Schiavone, non c&#8217;è altra espiazione che basti a cancellare il vostro peccato mortale.<br />
* * *<br />
Tra le persone che mi onorano della loro amicizia c&#8217;è Alfredo Reichlin. Abbiamo più o meno la stessa età, ci conosciamo e stimiamo da mezzo secolo sebbene i nostri percorsi culturali siano stati assai diversi. Lui entrò nel Pci ai tempi della Resistenza, io sono di cultura liberale e tale sono rimasto anche se dopo la morte di Ugo La Malfa ho sempre votato per il Pci, poi per i Ds e infine per il Partito democratico che è il più conforme alle mie idee liberal-democratiche.<br />
Reichlin ha scritto qualche anno fa un libro insieme a Miriam Mafai e a Vittorio Foa, che ha avuto molto successo ed è stato portato in teatro da Luca Ronconi. La domanda che quel libro si poneva era appunto perché un democratico è potuto diventare comunista e che cosa faranno i comunisti dopo che il comunismo è scomparso dalla scena politica del mondo.<br />
Tra le risposte ce n&#8217;è una di Reichlin che riassumo così: il Pci ha certamente commesso molti errori, ha condiviso un&#8217;ideologia sbagliata, ha perfino coperto alcuni crimini, ma non è una realtà discesa sull&#8217;Italia come un meteorite. La domanda da porsi è dunque questa: perché la società italiana ha reso possibile la nascita d&#8217;un partito come il Pci, al quale si sono iscritti o per il quale hanno votato operai e borghesi, artigiani e contadini, marxisti e liberali, atei e credenti? Che al suo culmine ha quantitativamente raggiunto i voti della Democrazia Cristiana? Che Aldo Moro ha associato negli anni di piombo al governo del paese?<br />
Questa domanda meriterebbe un&#8217;analisi seria. Almeno altrettanto seria quanto l&#8217;altra domanda speculare: perché la società italiana attuale ha reso possibile la nascita del berlusconismo e gli ha dato uno strapotere che somiglia sempre più ad un regime?<br />
Con una differenza tra le due domande: ragionare sul Partito comunista sta diventando col passare degli anni materia per gli storici; ragionare sul berlusconismo è un tema maledettamente attuale e riguarda la politica e non ancora la storia.<br />
* * *<br />
Si dice che ormai non c&#8217;è più differenza tra destra e sinistra. Si inventano nuove classificazioni, per esempio quella tra progressisti, moderati, conservatori. Discorsi inutili e abbastanza noiosi. Scolastici. Lontani dalla realtà.<br />
Il tema di oggi è il rapporto tra i grandi ideali della modernità: libertà eguaglianza fraternità. L&#8217;ho già scritto altre volte: l&#8217;età moderna è nata da questo trittico di principi e ha dato segnali di decadenza tutte le volte che quel trittico si è indebolito nelle coscienze e nella politica.<br />
Il tema di oggi è quello di ridurre le disuguaglianze senza mettere a rischio la libertà. Questo distingue la sinistra dalla destra.<br />
Bisogna tradurlo in atti politici. Bisogna cambiare l&#8217;antropologia del Paese. Bisogna superare l&#8217;indifferenza e l&#8217;apatia. Bisogna resistere per costruire il futuro.</p>
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		<title>L&#8217;Europa promessa &#8211; Rocco D&#8217;Ambrosio</title>
		<link>http://democraticaele.wordpress.com/2009/04/18/leuropa-promessa-rocco-dambrosio/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 13:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>democraticaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sono alle porte, e a tal proposito ho deciso di pubblicare questa bellissima riflessione sull&#8217;Europa di Don Rocco D&#8217;Ambrosio, che costituisce l&#8217;editoriale del numero di Marzo del periodico di cultura e politica &#8220;Cercasi un fine&#8221;. 
 
Da &#8220;Cercasi un Fine&#8221; n. 38, marzo 2009 &#8211; l&#8217;Europa
Andremo a votare alle elezioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=100&subd=democraticaele&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo sono alle porte, e a tal proposito ho deciso di pubblicare questa bellissima riflessione sull&#8217;Europa di Don Rocco D&#8217;Ambrosio, che costituisce l&#8217;editoriale del numero di Marzo del periodico di cultura e politica <a href="http://www.cercasiunfine.it/" target="_blank">&#8220;Cercasi un fine&#8221;</a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"> </p>
<p>Da <a href="http://www.cercasiunfine.it/giornali/cercasiunfine38.pdf" target="_blank">&#8220;Cercasi un Fine&#8221; n. 38, marzo 2009 &#8211; l&#8217;Europa</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">Andremo a votare alle elezioni europee, ancora una volta, con uno sguardo troppo concentrato sulla situazione italiana. Purtroppo. Ennesimo segno di un popolo democraticamente immaturo e di una classe politica miope e ripiegata su di sé, in affari e malaffari. Dell’Europa, nel sentire comune, finora, son passate poche cose: l’euro, spesso erroneamente maledetto perché ritenuto responsabile del carovita (dimenticando che il caro-euro è responsabilità del precedente governo Berlusconi che non ha operato i controlli necessari per contenere gli abusi, come è stato fatto altrove) e i finanziamenti europei, spesso selva oscura in cui solo pochi sanno inoltrarsi (siamo ancora tra quelli che non utilizzano </span><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">al meglio le risorse europee). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">Ma l’Europa è ben di più. E’ il sacrificio di tanti fondatori, uomini e donne di diverse culture e religioni, che hanno creduto in una casa comune. E’ lo sforzo di rinvigorire radici comuni, religiose e non, per assicurare pace, prosperità e sicurezza a tanti popoli. E’ volontà di conoscere, dialogare, camminare insieme e considerare la diversità come arricchimento. E’ guardare al mondo intero non per dominarlo, ma per aiutarlo ad essere sempre più casa per tutti, specie per gli ultimi e i poveri.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">L’Europa è qualcosa che ci interessa da vicino, più di quello che le corte vedute burocratiche o il teatrino politico nazionale ci fanno credere. Ci sta a cuore che i nostri giovani imparino l’inglese e le altre lingue, che viaggino, studino e lavorino sempre più all’estero, non per abbandonare l’Italia, ma per ritornarci e contribuire seriamente al suo sviluppo. L’Europa è una risorsa per tutti, anche per il nostro sud. Non aiutano lo scontro di civiltà, le nuove crociate per le radici cristiane, l’alzare muri e barriere, specie verso coloro che vengono dal sud del mondo. E per fare tutto ciò abbiamo sempre più di riflettere su quanto la vita sociale, politica e culturale europea appartenga a tutti gli uomini e donne che vivono in Europa, provenienti da etnie, fedi religiose e culture, diverse tra loro, ma che nella Costituzione europea possono e devono ritrovarsi, facendo derivare, da questi, le risposte alle tante emergenze attuali. “Se un giorno – scriveva Jacques Maritain &#8211; dovrà stabilirsi tra i popoli uno stato di pace che meriti davvero questo nome e che sia valido e durevole, ciò non dipenderà soltanto dalle trattative politiche, economiche e finanziarie e neppure dipenderà soltanto dall’edificazione giuridica di un organismo coordinatore veramente sopra-nazionale, ma anche dall’adesione profonda che si sarà ottenuta nella coscienza degli uomini”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;margin:0;"><span style="font-family:&quot;font-size:10pt;">Per noi cristiani la fedeltà alla missione di annunciare il Regno, la collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per realizzare un umanesimo integrale, come insegnava Jacques Maritain, ci portano a riferirci alle “radici cristiane” dell’Europa, come, innanzitutto, un riconoscere, dal punto di vista storico, quanto e come il Cristianesimo abbia fecondato le culture e le prassi europee; ma è anche, dal punto di vista di impegno attuale, un monito alle Chiese e ai singoli cristiani a rafforzare la propria testimonianza perché il Vangelo sia sempre lievito nella massa della comune casa europea. “Il lavoro del cristiano nella storia – scriveva ancora Maritain nel 1957 &#8211; non ha come scopo di instaurare il mondo in una condizione da cui siano scomparsi ogni male e ogni ingiustizia, ma è di mantenere e di aumentare nel mondo la tensione interna e il movimento di lenta e dolorosa liberazione, dovuti alle invisibili potenze di verità e di giustizia, di bontà, di amore in attività nella massa che si muove in senso opposto a loro. Questo lavoro non può essere vano, e darà certamente il suo frutto&#8221;.</span></p>
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		<title>La nuova destra che forse non nascerà &#8211; Eugenio Scalfari</title>
		<link>http://democraticaele.wordpress.com/2009/03/22/la-nuova-destra-che-forse-non-nascera-eugenio-scalfari/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 17:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>democraticaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Da &#8220;La Repubblica.it&#8221; del 22/03/ 2009
OGGI Gianfranco Fini darà l&#8217;addio al suo partito che si scioglie nel grande mare del Pdl, il Partito del Popolo della Libertà, tre lettere maiuscole sulle quali campeggia il Capo carismatico Silvio Berlusconi, fondatore, presidente e leader intramontabile.
Un addio, quello di Fini, ma anche un arrivederci, almeno nelle sue intenzioni. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=democraticaele.wordpress.com&blog=3031874&post=95&subd=democraticaele&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/congresso-an/nuova-destra/nuova-destra.html">&#8220;La Repubblica.it&#8221; del 22/03/ 2009</a></p>
<p><strong>OGGI</strong> Gianfranco Fini darà l&#8217;addio al suo partito che si scioglie nel grande mare del Pdl, il Partito del Popolo della Libertà, tre lettere maiuscole sulle quali campeggia il Capo carismatico Silvio Berlusconi, fondatore, presidente e leader intramontabile.<br />
Un addio, quello di Fini, ma anche un arrivederci, almeno nelle sue intenzioni. L&#8217;esortazione e anzi il comando alla sua gente è di restare unita, custode di una tradizione, di valori propri e d&#8217;una propria identità, d&#8217;una propria egemonia che non deve disperdersi &#8211; così spera Fini &#8211; nel magma indistinto di Forza Italia.</p>
<p>Dovrà costituire anzi un punto di riferimento per più ampie aggregazioni dentro il nuovo partito e fuori di esso, per dare vita ad una nuova destra capace di guidare il paese anche quando il Capo carismatico deciderà di ritirarsi per sazietà o per stanchezza, comunque per l&#8217;inevitabile trascorrere del tempo che &#8220;va dintorno con le force&#8221;.<span id="more-95"></span></p>
<p>Si tratta d&#8217;una proposta di larghe vedute, che non è soltanto politica ma anche istituzionale e culturale. Fini dà molta importanza a fondazioni culturali che avranno il compito di piantare nuovi innesti e nuove radici nelle tradizioni della destra. Il presidente della Camera sovrintenderà a questo lavoro ed ha come riferimenti il conservatorismo del XIX secolo, quello che si oppose al trinomio &#8220;libertà, eguaglianza, fraternità&#8221; in nome dei principi della tradizione e della terra, cioè della nazione, senza tuttavia rinunciare al filone laico di derivazione illuministica. Perciò Burke ma non De Maistre.</p>
<p>E dunque: lo Stato da riscoprire come depositario di un disegno-paese e di un certo grado di eticità; la Costituzione come quadro di rapporti sociali e custodia di pluralismo; il presidenzialismo che garantirà l&#8217;unità contro le spinte centrifughe e l&#8217;eguaglianza delle prestazioni pubbliche tra le Regioni e i cittadini che vi risiedono; la separazione dei poteri; l&#8217;economia mista dove lo Stato non si limita a formulare le regole e a farle rispettare ma, al bisogno, interviene direttamente come operatore di ultima istanza.<br />
Questa è la piattaforma della nuova destra costituzionale che Fini indica al Pdl e in particolare ai militanti di An nell&#8217;atto stesso dello scioglimento di quel partito. Lo seguiranno? Riusciranno a realizzare gli obiettivi che il discorso di oggi ha con chiarezza indicato? Saranno in grado di fertilizzare il corpaccione di Forza Italia e di arruolare per quell&#8217;impresa che non gli somiglia affatto anche il &#8220;boss dei boss&#8221;, il Capo carismatico che ha ancora dinanzi a sé un altro decennio di potere?</p>
<p>Per rispondere a queste domande occorre esaminare la natura profonda del berlusconismo, il suo rapporto con la Lega, le tendenze che emergono dalla società italiana, il ruolo di alcuni possibili successori del Capo, l&#8217;attrazione del centrismo, le capacità potenziali dell&#8217;opposizione riformista. Infine l&#8217;esito della crisi che infuria sull&#8217;economia mondiale. Nei limiti che lo spazio ci impone cercheremo di analizzare questi vari elementi del problema.</p>
<p>Può essere utile un confronto tra fascismo e berlusconismo. In fondo si tratta di due regimi; il fascismo durò vent&#8217;anni, il berlusconismo ne ha già alle spalle quindici e si avvia a raggiungere la durata del precedente e probabilmente a superarla.<br />
Al di là di alcune somiglianze che indubbiamente ci sono e possono riassumersi nel carisma populista del Capo, essi divergono profondamente su un punto di capitale importanza.</p>
<p>Mussolini e il fascismo volevano costruire un uomo nuovo, ispirato dai valori della forza, dai doveri verso lo Stato, dalla cultura della guerra e della conquista, dagli ideali dell&#8217;imperialismo, dal mito della Roma imperiale. La maggior cura la dedicarono all&#8217;educazione della gioventù a questi valori e a questa mitologia. I successi che ottennero si rivelarono effimeri non appena si scontrarono con la durezza della realtà.</p>
<p>Il berlusconismo ha invece avuto come obiettivo la decostruzione del rapporto tra l&#8217;individuo e la collettività, la decostruzione delle ideologie, l&#8217;esaltazione della felicità immediata nell&#8217;immediato presente, l&#8217;antipolitica, il pragmatismo come solo fondamento delle decisioni individuali, il trasformismo come pratica quotidiana. La corruttela pubblica come peccato veniale.</p>
<p>Berlusconi è un uomo di gomma laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro. Berlusconi galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata; Mussolini distrusse la democrazia. Mussolini volle lo Stato etico, Berlusconi appoggia il suo potere sull&#8217;incompatibilità degli italiani nei confronti dello Stato, salvo adottare lo statalismo quando una società impaurita lo invoca come il protettore di ultima istanza.</p>
<p>Si tratta, come si vede, di differenze profonde anche se il fine è analogo: un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad esser popolo ed ha trasferito in blocco la sua sovranità al Capo.<br />
Di fronte a queste caratteristiche dell&#8217;amico-nemico il disegno di Fini ha scarse possibilità di successo. Del resto i suoi &#8220;colonnelli&#8221; hanno da tempo introitato questa realtà e vi si sono adeguati.</p>
<p>Quando in una recente trasmissione televisiva il ministro Ronchi (che di Fini è il portavoce) parlò di una guida duale del nuovo partito, fu interrotto dal ministro Matteoli (anche lui di An) che rifiutò pubblicamente l&#8217;idea stessa di un consolato Berlusconi-Fini affermando che il Capo non poteva che essere uno e c&#8217;era già. Resta da vedere fino a che punto la base di An sia rappresentata da Fini o dai suoi ex colonnelli.</p>
<p>Ma per aderire al disegno del presidente della Camera ci vorrebbe un ritorno all&#8217;Msi, al fascismo puro e duro che esiste ancora ma non certo sulla linea laica e costituzionale di Fini. In una società di gomma il cemento del potere e del sottopotere è un collante formidabile; quel collante è nelle mani di un Capo proprietario del suo partito nel quale Fini entra da ospite dopo esser stato svestito dei suoi paramenti salvo quelli, abbastanza innocui, di natura istituzionale. L&#8217;esperienza di Casini da questo punto di vista è eloquente.</p>
<p>Visto che ho accennato a Casini, aggiungerò che l&#8217;attrazione del centro è assai modesta, almeno nello schema originario di ago della bilancia tra due forze contrapposte e di analoga dimensione. Le analoghe dimensioni sono un&#8217;ipotesi del passato destinata a non replicarsi per parecchio tempo, sicché contemporaneamente è scomparsa l&#8217;ipotesi stessa del centro come ago della bilancia. La strada di Casini a questo punto è segnata ed è quella dell&#8217;irrilevanza, dentro o fuori dal Pdl che sia. I contrasti possono alimentare tutt&#8217;al più una fronda, ma non possono aspirare né al potere né all&#8217;opposizione.</p>
<p>I successori sono di due tipi: il successore scelto dal proprietario quando il momento sarà deciso dal proprietario medesimo. Una scelta &#8220;alta&#8221; sarebbe Gianni Letta, una scelta servile sarebbe Alfano o (perché no?) una donna. Tutto può accadere nei regimi basati sulla proprietà e sulla gomma.</p>
<p>Oppure il successore emerge per forza propria. Può essere il caso di Formigoni, ma con molte più probabilità quello di Tremonti. La crisi economica favorisce il secondo ed anche il suo rapporto con la Lega. Piace perfino ad una parte della sinistra per il suo colbertismo statalista, ma non piace la scelta valoriale di Dio, Patria, Famiglia. Tremonti comunque aspetta, non precorrerà mai i tempi. Fini si è già esposto, Tremonti no. Per ora si contenta del fatto che il Capo (che non lo ama) abbia bisogno di lui.</p>
<p>Resta l&#8217;opposizione riformista che ora sta lottando per la sopravvivenza. Franceschini è una scoperta e qualche risultato l&#8217;ha già ottenuto, qualche piccolo passo avanti l&#8217;ha fatto, qualche punto di consenso l&#8217;ha riguadagnato. L&#8217;esame arriverà con le elezioni europee.<br />
Dal punto di vista formale la sopravvivenza consiste nell&#8217;asticella da superare. Ragionevolmente sta a metà strada tra il 25 e il 30 per cento. Sotto a quel livello la sopravvivenza oggettivamente non c&#8217;è e comincerà l&#8217;implosione; ma significherebbe la scomparsa della sinistra riformista e laica dalla scena dopo la scomparsa politica già avvenuta della sinistra radical-massimalista.</p>
<p>Ammettiamo (e speriamolo per la democrazia italiana) che la sopravvivenza sia realizzata con le elezioni europee. Quale può essere il ruolo del Pd, oltre quello di darsi finalmente un&#8217;organizzazione ed una struttura? Capace di rieducare una parte consistente della società? Di alfabetizzare politicamente e moralmente quella parte consistente? Di ricostruire il rapporto tra la società e lo Stato, decostruito dal berlusconismo?</p>
<p>Il ruolo della sinistra riformista consiste proprio nelle risposte a queste domande che si riassumono nella riconquista della società alla democrazia partecipata e modernizzata. Nell&#8217;esercizio di questo ruolo il riformismo può incontrare il disegno degli ambientalisti, il disegno dei cattolici cristiani, il disegno dei liberali socialisti, il disegno della sinistra democratica ed anche il disegno di una destra repubblicana e costituzionale.</p>
<p><!-- do nothing -->L&#8217;obiettivo comune è quello di ristrutturare una società destrutturata e modernizzare le istituzioni. Si può fare ma ci vorrà tempo. Tempo e veduta lunga. Uscire dal presente puntinista ed entrare coraggiosamente nell&#8217;avvenire.</p>
<p>EUGENIO SCALFARI &#8211; 22 Marzo 2009</p>
<p><!-- do nothing --><!-- fine TESTO --></p>
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		<title>The rise of the far right in Italy</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 16:58:22 +0000</pubDate>
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Dal Tribune Magazine online del 19/03/2009
Di Andrea Mammone, Research Fellow presso l&#8217;Universita&#8217; di Leeds e autore di &#8220;Italian Neo-Fascism from 1943 to the Present Day&#8221;
Bigotry and xenophobia are rife in modern Italy, says Andrea Mammone – and the problem goes all the way to the top of politics
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<p>Dal <a href="http://www.tribunemagazine.co.uk/2009/03/19/the-rise-of-the-far-right-in-italy/"><span style="color:#cc2222;">Tribune Magazine online del 19/03/2009</span></a></p>
<p>Di <em>Andrea Mammone, Research Fellow presso l&#8217;Universita&#8217; di Leeds e autore di &#8220;Italian Neo-Fascism from 1943 to the Present Day&#8221;</em></p>
<p><strong>Bigotry and xenophobia are rife in modern Italy, says Andrea Mammone – and the problem goes all the way to the top of politics</strong></p>
<p>EMMANUEL is a young student from Ghana. In September 2008, he was arrested because the city police of Parma in northern Italy mistook him for a drug dealer. The only thing the police regarded as evidence – circumstantial or otherwise – appeared to be his skin colour. Both Emmanuel and the actual dealer were black. Emmanuel was then beaten in custody and humiliated. When he was finally released, the police gave him an envelope containing his documents. Written on the envelope were the words: “Emmanuel negro”. Ten policemen are currently under investigation over the shocking treatment of Emmanuel and four have already been arrested.</p>
<p>In an earlier incident, officers of the same Parma city police force arrested a Nigerian prostitute and left her in jail, dirty and on the floor. All this was documented by the media.<span id="more-93"></span></p>
<p>Italy is not an isolated case and, in the present financial crisis, people on both sides of the Atlantic face new challenges and are having to confront old fears. On June 4 last year, the International Herald Tribune reported that the United States was facing “a great immigration panic”. Acknowledging that some anxieties are linked with national identities and the fear of losing them, the newspaper stressed the key point as “the sense of who we are and what we value”. So how are we to preserve common values in a globalised world when national boundaries are breaking down, national identities are changing and people are fearful of losing them?</p>
<p>The response of right-wing ultra-nationalists is hardly sophisticated. But there is a horrifying clarity in their crude and poisonous pronouncements. Contemporary extremists, along with some other ultra-conservatives, allude to fascistic imagery to promote the rejection of foreigners, incomers or just anyone who seems different in order to preserve the notion of indigenous races.</p>
<p>Italy is a particularly notable and unavoidable example of this unhappy trend. It has become a bizarre nation. Prominent neo-fascist Alessandra Mussolini, the granddaughter of Il Duce, and the would-be “post-fascists” of the National Alliance are working with Prime Minister Silvio Berlusconi’s ruling conservative coalition. Berlusconi’s other key ally in government is the reactionary and ethno-regionalist Northern League. This powerful organisation proposes xenophobic responses to the “immigration problem” – the latest of which is a paradoxical “integration” of immigrant pupils through an apartheid-like segregation in state schools. This would mean the creation of separate classes for immigrant children with early – but normal and perfectly surmountable – difficulties with the Italian language.</p>
<p>No one should be surprised by any of this. When the United States was considering the possibility of electing its first non-white President, the Italian government was more interested in plans to use the army to fingerprint gypsies (including children) living in camps. It was also contemplating one of the strictest immigration laws in Europe with all illegal migrants facing the risk of a prison sentence.</p>
<p>Both the European Union and the Roman Catholic Church have warned against such virulent anti-immigrant policies. Unfortunately, many in the academic and intellectual milieu have remained silent. The only notable conference on Italian racism was organised – in English – by the American University of Rome.</p>
<p>While Barack Obama’s election as President of the United States was widely celebrated, including throughout Europe, some in Italy struck a discordant note. Maurizio Gasparri, a leading National Alliance politician, declared that: “With Obama in the White House, al Qaida is probably happier.”</p>
<p>Prime Minister Berlusconi attempted and failed to find humour, describing America’s first black President as “young, handsome and suntanned”. Many on the left and in the media were far too reticent in condemning this pathetic wisecrack as a throwback to old colonialist behaviour and hardly disguised xenophobia.</p>
<p>What is happening in Italy should concern everyone in Europe of a liberal and tolerant disposition. Italians were once the targets of racism. They were celebrated for their easy-going approach. Now statements from the likes of Berlusconi and Gasparri are symptomatic of all-too prevalent attitudes toward the “different” and the “other” in Italian society.</p>
<p>This leads to questions of people’s sense of belonging, the place of migrants in multicultural societies and the moral responsibility of the West for developing countries that have been exploited for centuries. These issues are linked with the extent to which anti-immigration discourses and biological or cultural forms of racism have been legitimised in some countries more than in others. Italy may be a prime instance of where these unhappy developments are unfolding, but it is not the only one.</p>
<p>There are instances of “ethnic competition” in many different countries – including Britain, with the recent protest against Italian workers in Grimsby. The growth of the British National Party shows that this country is also afflicted by racism and the fallout from economic chaos. And Britain has seen its own ethnic competition for jobs: indigenous workers against poorer migrants prepared to work for less.</p>
<p>And to be fair, the politicisation of immigration in Italy began later than in other European countries. Politicians only started to portray immigration as a national problem and area of conflict in 1989-1991. The role of the Northern League was significant here. Ideologically, anti-immigrant policies are founded on doctrines of exclusion and discrimination which are promoted by dominant political forces. A focus on immigration encourages the distraction of public opinion from an economy in serious trouble, and politics and society in general in crisis.</p>
<p>In Italy, crimes committed by immigrants can be discussed for weeks. Yet in May 2008, some neo-fascists in Verona murdered an Italian because he refused to give them a cigarette. This story disappeared from most newspapers after no more than a few days. Il Giornale, a daily newspaper which supports Berlusconi, even disputed that those arrested belonged to the far right.</p>
<p>So it is not just a matter of race. This case illustrates how the whole political climate in Italy has been changed by the electoral victory of Berlusconi and his allies on the far right.</p>
<p>The night before Obama’s capture of the White House, a group of young neo-fascists burst into the Rome headquarters of the RAI, the Italian public television station, to threaten journalists who had reported on violent attacks by neo-fascist thugs on high school students demonstrating against the government’s education policy.</p>
<p>This attack on democracy was hardly censured by anyone in Berlusconi’s coalition. In fact, the Prime Minister did not seem to have a word to say on the subject.</p>
<p>Can anyone imagine a group of yobs launching an assault on the BBC to protest against one of its programmes and politicians excusing their commando-style raid as “a childish act”?</p>
<p>So what’s next for Italy? The answer is probably the official sanction of the proposed – and in some cases already operating – citizens’ squads to “protect” local communities from acts of criminality and to deter illegal migrants.</p>
<p>This establishment of such groups might seem strange in a country that was terrorised by fascist squadrismo under Mussolini’s dictatorship and was liberated by outsiders – in this case, Anglo-American troops. But we should remember that there are still Italians who believe Mussolini’s only mistake was to make an alliance with Nazism. There are those in the current government who would like to see a revision of national history and a humanisation of Mussolini’s regime.</p>
<p>Berlusconi recently declared that he was not interested in anti-fascism per se, because he had much more important issues to address. And when the new mayor of Rome from the National Alliance was greeted with some fascist salutes after his election, not many on the right thought this merited criticism.</p>
<p>In such a climate, with mainstream politicians apparently unwilling or unable to stand up to racist violence and xenophobia, and some even prepared to justify these reprehensible acts, it is hardly surprising that right-wing extremists are not afraid or embarrassed to show their true, violent faces and broadcast their bigoted rubbish.</p>
<p>We might ask when Italy will be ready for its first black Prime Minister. Or should it merely hope for a suntanned one? And when will there be a non-white head of state in another of the so-called advanced European countries?</p></div>
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